29 aprile 2008

...RICOMINCIAMO!


Ok, perso si è perso; e per dirla tutta si è perso anche troppo. La punizione inflittaci è fin troppo dura. Ma tant'è, da qui dobbiamo ripartire, e ripartiremo.

Già ripartire da qui (lo dicono tutti ovviamente) ma per andar dove e come, le due cose si tengono e sono entrambe decisive.

Sono giorni che ci penso e ho come l'impressione che la rivoluzione portata dal Pd si sia fermata a metà. Voglio dire, abbiamo rotto la vecchia coalizione (bene!), abbiamo cambiato leader – uno che con la comunicazione ci sa fare – (molto bene!), abbiamo cambiato parole d'ordine e scritto un programma breve e chiaro (benissimo!!), ma allora cosa non ha funzionato, dove il Pd non ha convinto? Certo, è evidente che i terribili ultimi due anni anni di Governo hanno contribuito, che al centro non abbiamo convinto nessun nuovo elettore, che la spazzatura di Napoli era un'altra campagna elettorale a favore dei nostri avversari, che il miraggio di una cordata italiana per Alitalia faceva gola a molti e che il sogno di vedere Ronaldinho al Milan ha allettato tutti gli amanti del bel calcio ma, insomma, nove punti son nove punti: tre milioni e mezzo di voti, non bruscoletti.

Dicevamo, quindi, da dove ripartire? Facciamolo dalle cose buone fatte fino ad oggi e da tutte quelle persone che hanno voglia di rischiare qualcosa, anche del proprio, nel futuro e non solo voglia di poltrone e posti sicuri in istituzioni o cda qualsiasi purchè ci sia titolo e prebenda...

Ripartiamo da Veltroni, dal programma semplice e chiaro, dai giovani che entusiasti si sono avvicinati al Pd in campagna elettorale, dalle primarie come strumento costante di scelta dei candidati, dalle donne, dal confronto continuo tra circoli e tra circoli e popolazioni locali, ripartiamo dai Sindaci che ogni giorno dimostrano la buona amministrazione della cosa pubblica di cui siamo capaci, dal confronto interno inteso come momento di crescita, dalle idee elaborate in casa nostra e sul territorio, dalle feste organizzate che fanno comunicazione, autofinanziamento trasparente e convivialità, dal contatto con i cittadini con metodi comunicativi tradizionali mixati con quelli innovativi.

Ripartiamo dalla politica appassionata, fatta con idee e volti nuovi e torniamo a chiedere la fiducia degli elettori, presentando veramente un partito nuovo.

Michele Bianco

23 aprile 2008

THE DAY AFTER


Siamo all’indomani di una sconfitta elettorale, che in qualche modo ci aspettavamo, ma che comunque ha provocato in tutti noi un iniziale abbattimento e delusione, dato l’impegno e la passione che abbiamo investito nel progetto del Partito Democratico. Anche noi Giovani Democratici abbiamo sentito quindi la necessità di un momento di riflessione sui risultati per poi iniziare un nuovo percorso di lavoro.

Sono state dette molte cose interessanti. E' stato notato come nelle città dove l’informazione gira velocemente il messaggio del neonato PD è stato recepito, capito, apprezzato maggiormente che nei piccoli centri, dove invece si fa più fatica a comunicare e raggiungere le persone, soprattutto i giovani. L’idea nuova che portavamo probabilmente non è arrivata ovunque, non è stato capito a pieno chi siamo, chi è il PD.
Si rifletteva sulla Lega, che ha trasmesso una finta trasversalità che l’ha fatta assomigliare all’antipolitica, attirando l’attenzione giovanile. E' anche vero che il voto giovanile sia influenzato anche da questioni di “moda del momento”, per cui sarebbe da sfigati essere di sinistra!
Abbiamo notato durante la campagna elettorale che spesso il voto è dato da una visione se possiamo dire “egoistica” delle cose: ognuno pensa a cosa vuole per sè stesso e non per il Paese nella sua interezza. Non si pone la domanda “Qual è il paese che voglio?”, ma si preoccupa di cosa conviene a sè stesso.

Ci siamo scambiati queste nostre impressioni, ma abbiamo anche condiviso la consapevolezza che se abbiamo perso significa che abbiamo sbagliato qualcosa. L'’esperienza debole e ingessata del governo Prodi non ha aiutato: noi giovani valutiamo molto in base a quello che vediamo, in base all’operato ed è per questo che adesso dobbiamo agire. L’immagine che mostreremo del nostro partito sarà determinante: dobbiamo mostrarci un partito coraggioso, forte, determinato, coeso e continuare a portare novità e far parlare di noi.

Noi Giovani Democratici, come tutto il PD, abbiamo quindi bisogno di un progetto da portare avanti nei prossimi mesi, progetto che fin ora è mancato per via degli eventi che ci hanno travolto. Dobbiamo iniziare a creare tra i giovani un tessuto di riflessione, ripartire dalle scuole, magari iniziando da temi non troppo complessi o politicizzati. Come primo passo abbiamo intenzione di organizzare una campagna e un’iniziativa contro le mafie in occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone, a maggio. Sarà importante dimostrarci sempre presenti sul territorio, parlare con la gente, con iniziative permanenti e tematiche. Dobbiamo offrire occasioni di dibattito e di proposta alla portata di tutti, con poche parole semplici, chiare, concrete e creare quel tessuto di riflessione e partecipazione che deve trionfare sull’intolleranza e sull’individualismo.

Siamo contenti che durante la campagna elettorale molti ragazzi e ragazze abbiano condiviso con noi impegno e passione e per questo li ringraziamo tutti! Le premesse per un buon progetto ci sono, quindi andiamo avanti con l'entusiasmo che fin dall'inizio ci ha caratterizzato!


15 aprile 2008

L'uomo, il sogno e il grande incubo...


Domani mattina ci sveglieremo in un paese in cui la criminalità organizzata non verrà combattuta ma incoraggiata, dove i condannati, gli evasori, i corrotti saranno premiati, dove un partito che inneggia al razzismo ha raddoppiato i suoi consensi e dove un settantenne imprenditore miliardario dovrebbe occuparsi di noi giovani precarie trovandoci un marito che ci mantenga. Qualunque incubo io possa fare questa notte mi sembrerà un sogno...

Vero

ps: sul sito del pd Lecco sono disponibili i dati relativi alla nostra provincia.

3 aprile 2008

SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA


LA CULTURA E L’EDUCAZIONE COME ASCENSORI SOCIALI

“… Il PD è nato sotto la spinta di una concezione vitale e non burocratica della cultura, ispiratrice di una visione alta del vivere e rivelatrice di bisogni spirituali non ancora palesati. (…) Le giovani generazioni saranno messe in grado di concepire la cultura come il più importante investimento”.

Così recita il programma del PD, che dedica l’intero punto 7 a “CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA”.

Dinnanzi a problemi che consideriamo prioritari e da affrontare nell’immediato (debito pubblico, tasse, salari, mercato del lavoro, giustizia…) a volte ci dimentichiamo della scuola e dell’importanza che la cultura riveste all’interno della nostra società. E’ impensabile che un Paese possa uscire dalla crisi e avere un maggiore sviluppo se si perdono di vista la scolarizzazione e l’educazione delle nuove generazioni.

Se si vuole che i giovani si facciano veramente promotori dello sviluppo e della ricrescita bisogna prima creare un sistema che li metta nelle condizioni di poterlo fare, ossia che fornisca loro gli strumenti, i mezzi e le possibilità per adoperarsi in modo consapevole e maturo a favore del Paese.

Non è sufficiente portare l’obbligo scolastico a 16 anni, la priorità deve essere quella di “far appassionare” i giovani alla cultura, incentivandoli e sollecitandoli a non buttare il tempo, a non disprezzare gli anni trascorsi sui banchi di scuola, facendo loro comprendere che l’istruzione e la cultura non rappresentano un obbligo, bensì un diritto, non un sacrificio, ma addirittura un bisogno, che va soddisfatto nel modo più saggio e responsabile, se si vuole essere protagonisti del futuro e della propria vita, senza subire passivamente lo scorrere degli eventi.

Il PD sostiene la necessità che la scuola si avvicini maggiormente a quelle che sono le esigenze specifiche degli alunni, anche in relazione al contesto sociale e territoriale, affinché questi non siano indotti ad abbandonare i percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile sul mercato del lavoro; sostiene di restituire peso e valore, accanto ai licei, agli istituti tecnici e professionali; intende incrementare l’autonomia degli istituti scolastici, valorizzando la figura del docente, la cui carriera professionale deve premiarne il merito e l’impegno.

Nessuno rimane indifferente di fronte allo stato di abbandono e di scarsa manutenzione dei nostri edifici scolastici ove, peraltro, i ragazzi trascorrono buona parte della loro giornata: occorre realizzare un piano per l’edilizia scolastica, che renda un po’ più vivibili e accoglienti le nostre scuole.

Se la scuola primaria e quella media-superiore rappresentano la base fondamentale della cultura di ciascuno di noi e vanno sostenute e valorizzate, di certo non dobbiamo scordarci delle Università, che vanno modernizzate e “riformate” affinché costituiscano veramente il “motore essenziale della mobilità sociale e della crescita”. Noi del PD pensiamo vada riconosciuta agli Atenei effettiva autonomia e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare l'università italiana ai livelli di quelle europee e mondiali.

Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d’onore; rendere gli ERASMUS effettivamente accessibili a tutti gli studenti, sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da famiglie non abbienti; incentivare la venuta di giovani ricercatori come risorse per modernizzare le istituzioni di ricerca: sono questi gli obiettivi del Partito Democratico, è questa la ricetta per impedire le cd. “fughe di cervelli”.

Se vogliamo risollevare e ridare un’immagine positiva ai nostri Atenei occorre attuare un sistema in cui uno studente non debba mai sentirsi svantaggiato in ragione delle proprie condizioni socio economiche; un sistema scolastico che premi il merito e il talento di ogni singolo individuo.

Eleonora