26 ottobre 2008

LE COSE CAMBIERANNO



"Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non solo col terrore e l'intimidazione poliziesca, ma anche distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, diffondendo la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine. " Primo Levi, 1974

Ecco cosa recita la striscia rossa dell'Unità (mini, ma sempre grande) di oggi. E subito dopo il titolo: "SI RIPARTE". Si riparte da un Circo Massimo stracolmo di persone, che mai nessun partito aveva riempito. Si riparte dalle vie di Roma, dalle bande e dai canti, dalle note di Bella Ciao e dell'inno italiano. Si riparte dagli striscioni e dalle bandiere. Si riparte da una festa, da una grande manifestazione di popolo. Le cose cambieranno. Veltroni inizia il suo discorso ricordando Vittorio Foa "Perché l’Italia non dimentica, non potrà mai dimenticare quanti hanno sofferto, quanti hanno dato la vita per la sua libertà. L’Italia, signor Presidente del Consiglio, è un Paese antifascista." Parla per quasi un'ora. "L’Italia è un Paese migliore della destra che la governa. Moltiplicano l’ingiustizia in un Paese ingiusto. Scelgono l’immobilismo in un Paese fermo. Alimentano l’odio in un Paese diviso.Cavalcano la paura in un Paese spaventato. Ma l’Italia, nonostante tutto, resta migliore. Stanno facendo dell’Italia un deserto di valori e la chiamano sicurezza. Stanno cercando di creare un pensiero unico e lo chiamano gradimento, consenso. Stanno calpestando principi e regole della vita democratica e la chiamano decisione. Ma l’Italia, nonostante tutto, resta migliore. C’è l’Italia delle 250 mila persone che con una firma si sono strette attorno ad un ragazzo di ventotto anni che rischia ogni giorno la vita e che continua a combattere contro la camorra con le sole armi che possiede e vuole usare: la passione civile, il coraggio delle idee e la straordinaria forza della scrittura, che arriva lì dove la violenza e la stupidità di uomini che non valgono nulla non arriveranno mai. A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza." Milioni di persone con una sola bandiera, quella del pd, applaudono, sventolano, gridano, una ragazza piange di commozione. E' bellissimo: già , perchè sembra proprio che tutta questa gente abbia deciso di ritornare a farsi sentire, di tirare fuori la voce, di ricominciare a lottare per un paese migliore. Spero tanto che dopo questa botta di vita, arrivata dopo alcuni mesi di torpore e sonnolenza, il partito democratico parta in quinta. Siamo in tanti che abbiamo voglia di impegnarci in prima persona, ma per farlo abbiamo bisogno di messaggi coraggiosi e determinati. Quello che è successo a Roma deve essere la spinta per iniziare a lavorare sui contenuti, per far capire a tutti cosa abbiamo da dire, un progetto politico alternativo, di proposte reali e concrete, con parole chiare e decise. In tutta Italia studenti, genitori, anziani, insegnanti, ricercatori, tutti stanno scendendo nelle piazze per salvare l'istruzione dalla distruzione. Scuole e università occupate. Mentre noi eravamo a Roma a Lecco ben 3000 studenti sono scesi in piazza contro il decreto Gelmini. Credo che una cosa del genere non si vedesse dagli anni '70 nella nostra provincia. E tra nove giorni in America mi auguro che accada qualcosa di grande. Le cose cambieranno. E noi non staremo fermi a guardare.

Vero

24 ottobre 2008

SE I CONTI NON TORNANO TAGLIANO LA SCUOLA

SABATO 25 OTTOBRE MANIFESTAZIONE STUDENTESCA IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
Cosa prevede il decreto Gelmini/Berlusconi/Tremonti?
- tagli alla scuola pubblica per 8 miliardi di euro
- 87.000 licenziamenti tra i professori insieme a 43.000 del personale ATA
- chiusura delle scuole con meno di 50 alunni ed accorpamento di quelle sotto ai 500
- riduzione delle ore di insegnamento
- le superiori e le università condannate a divenire fondazioni private
GIU' LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA!
facciamo sentire la nostra voce
Il corteo partirà alle 8.30 di sabato 25 da piazza Armando Diaz, di fronte alla stazione ferroviaria di Lecco.

Guardando i corridoi della tua scuola ti puoi accorgere di numerosissime iniziative, progetti, campagne, finanziati dal ministero dell’istruzione. Completamente inutili. Ogni anno vengono buttati milioni di euro in attività che restano sconosciute a docenti, studenti, genitori e che perlopiù hanno finalità limitate e spesso fuori dalla realtà. Ma lo spreco non finisce con queste attività, continua in numerosissimi organismi falsamente rappresentativi, in infinite consulenze e via dicendo. Di fronte a tutto questo il governo, per risparmiare, sceglie di tagliare il numero di docenti e di personale ata, sceglie di chiudere le scuole con meno di 300 studenti, taglia i fondi per lo studio (quello vero). Insomma, invece di razionalizzare le spese, taglia i finanziamenti e ributta indietro di 60 anni la scuola italiana. La scuola elementare, tra le prime in Europa per la qualità dell’insegnamento, viene stravolta reintroducendo il maestro unico e diminuendo quantità e qualità del tempo pieno. Allo stesso modo si mette in discussione il tempo prolungato alle scuole medie. Diminuisce la qualificazione degli insegnanti delle scuole superiori introducendo il principio per cui un insegnante di chimica ad esempio, dal momento che ha dato alcuni esami di matematica quando era all’università, può insegnare eventualmente anche matematica. Le università vengono trasformate in fondazioni, cioè in istituti che devono cercare, con il loro operato, di attirare investimenti privati. La didattica quindi smette di essere funzionale alla creazione del sapere e diventa un mezzo con cui essere competitivi e attirare finanziamenti. Tutto questo viene fatto in fretta e furia, con provvedimenti che non vengono discussi dal parlamento bensì fatti approvare con un voto di fiducia. Di fronte a questo attacco alla scuola vogliamo riaffermare con forza un’idea difficile da accettare ma necessaria: dal punto di vista strettamente economico la scuola deve essere un settore in perdita, bisogna accettare che gli investimenti nell’istruzione siano ripagati solo dopo molti anni da una generazione che grazie a quegli investimenti si è formata e si è resa qualificata. Non è trasformando le università in fondazioni che il bilancio della scuola va in pari, bensì capendo che i soldi spesi per la scuola da semplici studenti ci fanno diventare cittadini consapevoli. Forse è proprio questo che spaventa la Gelmini.


Lorenzo

17 ottobre 2008

DUE INFAMIE


Chiedo ospitalità nel blog per denunciare due infamie.

Infamia numero 1

I parlamentari di destra accolgono una aberrante proposta della Lega e approvano la separazione dei bimbi in classi scolastiche diverse a seconda se siano o meno ... extracomunitari.

E’ un provvedimento per il quale io stesso, non so loro (i parlamentari che lo hanno votato), come cittadino, mi vergogno profondamente.

Questi bimbi nelle scuole hanno bisogno di aiuto? Eh no! Vanno tagliati i costi. Perciò, visto che non contano un bel niente, isoliamoli dagli altri! Tanto ci penseranno i Comuni.

E poi hanno il coraggio di parlare di integrazione! Di sparare ipocrite affermazioni domenicali tipo “ogni uomo è mio fratello...”, ecc. ecc.

Infamia numero 2

C’è una persona in Italia che risponde al nome di Roberto Saviano, minacciato di morte dalla camorra, organizzazione criminale che lui ha avuto il coraggio di affrontare, con quello che poteva....un libro.

Ogni italiano dovrebbe sentirlo come suo amico. Ogni Comune dovrebbe volerlo come suo cittadino. Ogni istituzione, ogni rappresentante pubblico, ogni organismo, tutti, dovrebbero difenderlo e sostenerlo. Ha avuto il coraggio di essere un uomo che ama la sua terra, e il nostro Paese.

E invece cosa leggo e cosa sento? Ragazzi che gli consigliano di farsi gli affari suoi, adulti ridotti a poveracci dalla camorra stessa che lo ritengono un visionario, il ministro Maroni che gli dice ...di non darsi tante arie e, dulcis in fundo, Emilio Fede che lo ritiene un arricchito dai suoi libri e lo prende in giro invitandolo a versarne i proventi per le famiglie vittime della camorra.

Che vergogna ragazzi! Che vergogna!

Un saluto

Mario Tentori

RIFORMA GELMINI?


Fin da quando è iniziato il dibattito sul decreto Gelmini molti hanno parlato di una scuola dove i tagli erano l'unica spinta di questa de-forma. Devo dissentire, sono convinto che in realtà la riforma del sistema scolastico esiste e che diverrà sempre più visibile col passare del tempo.

Il punto è ridurre il pubblico all'osso con la finalità di incentivare le persone a scegliere offerte formative opportune nel privato. Se la riforma fosse stata fatta perché non ci sono soldi a sufficienza, si sarebbero andati a tagliare posti di lavoro effettivamente inutili ( che ce ne sono ) e si sarebbero ridotti o cancellati i contributi pubblici alle scuole private, cosa che pare non sia stata fatta.

Quello che è stato fatto invece è stato passare con il tagliaerba sulla fioriera, togliendo quanche erbaccia ma anche tanti bei fiori. Se questo era solo un sospetto per quel che riguardava scuola primaria e medie inferiori, comincia a rendersi visibile a livello superiore e si eplicita senza mezzi termini nell'università, dove la legge dispone che queste divengano delle fondazioni private alla ricerca di fondi privati.

C'è chi si chiederà dove sia il problema. Per rispondere a questa domanda bisogna fare delle divisioni : la prima è fra facoltà delle scienze umane (da Psicologia a Scienze Sociali a Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ... etc ... ), facoltà umanistiche ( Lettere e Filosofia, Lettere Straniere, Beni Culturali, rcheologia, Storia ... ) e facoltà delle scienze naturali ( ingenieria informatica, fisica, meccanica, chimica, matematica ... etc ... ). Quali interesse avrebbero delle aziende private nel finanziare i primi due tipi di facoltà ? non dico una falsità se sostengo che le scienze umane siano ancora bistrattate nel nostro paese, nonostante abbiamo ottenuto e continuano ad ottenere grandi risultati. Tuttavia quale sarebbe l'industriale o il banchiere che finanzierebbe la ricerca di facoltà come psicologia o scienze dell'educazione, o anche delle scienze politiche ?

Nessun problema per trovare finanziamenti invece per quel che riguarda le università scientifico-naturali, anche se quì si apre l'altra distinzione, che è sui livelli di ricerca che possono essere pura o pratica. Le industrie che finanziano progetti, di certo non lo fanno con l'intento di trovare 'grandi cose', si acconterebbero più semplicemente della ricerca sul prodotto o sul miglioramento tecnologico spendibile sul mercato; che non sarebbe un male, ma sarebbe limitativo.

Le ricerche che hanno portato più ricchezza, sia in termini culturali che in termini economici, sono stati i risultati ottenuti dalla ricerca pura, risultati che però non restano spendibili nell'immediato ma che aprono nuovi orizzonti teorici in cui poi altri ricercatori lavoreranno e faranno scoperte.
Quindi otterremmo che le uniche università che riuscirebbero a cavarsela sarebbero quelle scientifico-naturali che però perderebbero una delle loro caratteristiche fondamentali, e si asservirebbero alla ricerca estera, magari fatta da italiani. Tutte le altre diverrebbero pesi morti senza fondi.

Dietro questi tagli si nasconde un'ideologia ben precisa, che è quella del neoconservatorismo, ed è proprio quell'ideologia che ha portato al fallimento economico e sociale degli stati uniti contemporanei. La differenza è che gli USA sono un bel pezzo avanti e ora il dibattito non è su quanto posso tagliare il settore pubblico ma quanto posso incrementarlo per creare quelle condizioni di cittadinanza che di per loro farebbero rialzare la testa della società.

L'Italia è un paese depresso, la gente è sempre più spaventata e alle proposte del bastone e della carota cede come l'ape ai fiori, ma attenzione, perché con il bastone e la carota si ottengono risultati di breve periodo che con il distendersi del medio nella migliore delle ipotesi tornano ad essere problemi ma nella peggiore diventano tragiche conseguenze.

Non vorrei che qualcuno se ne uscisse tra due annetti a dire, come fa oggi, che è tutta colpa dei governi di centro sinistra. Non solo perché mentirebbe ai cittadini ma soprattutto perché la sinistra non ha mai avuto nè la forza nè il tempo per portare avanti un suo progetto di società. Cosa che una destra fatta di ricchi e figli di papà può fare e sta facendo.
Ne riparleremo sull'orlo del burrone, ma portati il cellulare, perché io chiamerò dagli Stati Uniti.

Longoni Andrea

15 ottobre 2008

RIVOLUZIONE ENERGETICA PULITA


Cari amici,
i cambiamenti climatici sono la più grave minaccia ambientale, economica e umanitaria che l'uomo si trova ad affrontare. Per evitare una crisi climatica irreversibile occorre fermare la crescita delle emissioni di gas serra entro il 2015, e dimezzarle al 2050.

Per ridurre le emissioni di CO2 è necessaria una rivoluzione energetica basata sulla progressiva riduzione dell'uso dei combustibili fossili, a partire dal carbone, e dallo sviluppo delle alternative veramente pulite: efficienza e fonti rinnovabili.

Per questo chiediamo al Governo di:

1. introdurre una moratoria per nuove centrali a carbone
Il carbone è alla base della crisi climatica in quanto è la prima singola fonte del riscaldamento globale: circa un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono alla sua combustione.

2. abbandonare l'idea di un ritorno al nucleare in Italia
Il nucleare è una tecnologia costosa e rischiosa, che non ha risolto nessuno dei suoi problemi: dai rischi di incidente grave alla gestione delle scorie, dalla proliferazione nucleare alla limitatezza della risorsa Uranio.

3.favorire l'efficienza energetica con l'obiettivo del 20 per cento al 2020
In Italia è possibile tagliare i consumi elettrici per 100 miliardi di kWh al 2020 (circa un terzo degli attuali consumi) con benefici economici pari a 65 miliardi di euro. L'efficienza è la fonte energetica più economica, pulita e abbondante.

4. favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili come richiesto dall'Europa
Nel settore elettrico le rinnovabili possono fornire 50 miliardi di kWh al 2020. Questo permetterà di tagliare le emissioni di CO2 per 25 milioni di tonnellate, e di risparmiare circa 10 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti all'anno.

PARTECIPA ANCHE TU ALLA PETIZIONE PER UNA RIVOLUZIONE ENERGETICA PULITA IN ITALIA.

SCRIVI SUBITO A BERLUSCONI E AL MINISTRO SCAJOLA.

P.S. Come sai, Greenpeace rifiuta il contributo economico di aziende e istituzioni, e accetta soldi solo da singoli cittadini. Se vuoi sostenere le nostre campagne in difesa del Pianeta, clicca qui e compila in sicurezza il form.

P.S. Inoltra questo messaggio ai tuoi amici e a chi è interessato a combattere i cambiamenti climatici, causati dai combustibili fossili e altre atività umane.

Francesco Tedesco
Responsabile Campagna Clima ed Energia
GREENPEACE Italia

12 ottobre 2008

PRIMARIE RINVIATE

MA EVENTO DEL 18 "5PALCHI PER 5PAESI" CONFERMATO

Riporto dal sito del Partito Democratico.

I quattro candidati alle primarie dei giovani del Partito Democratico, Salvatore Bruno, Giulia Innocenzi, Dario Marini e Fausto Raciti, dopo aver incontrato il vicesegretario del PD, Dario Franceschini, hanno concordemente formalizzato la richiesta al partito di rinviare le primarie ad una data entro il mese di novembre, al fine di garantire la massima partecipazione alle primarie stesse.
Franceschini ha informato i quattro candidati che porterà la loro proposta alla riunione del coordinamento nazionale del PD di martedì prossimo.

Ufficio stampa Pd

Io sostengo che una scelta del genere sia indice di una totale inconsapevolezza da parte dei livelli nazionali del lavoro che sui territori viene messo in moto per eventi del genere. Rimandare le primarie una settimana prima del voto non può che comportare gravissimi problemi organizzativi ad una macchina già messa in moto. Tutti eravamo d'accordo con il fatto che i tempi erano molto stretti, ma di certo una decisione del genere andava presa subito, non a pochi giorni dalla data ormai certa. I territori, anche il nostro, erano già pronti: prenotazione degli spazi, contatti con le persone, pubblicità, comunicati, manifesti ecc.
Noi di Lecco abbiamo dato il massimo per il 18, abbiamo lavorato con determinazione e serietà. Non capisco ora perchè chi adotta questo metodo di lavoro alla fine debba sempre essere preso a pesci in faccia. Io penso che una decisione del genere presa dal livello nazionale a pochi giorni dalla data delle primarie non abbia nulla di democratico: tanti ragazzi sono stati informati dell'evento ed è impossibile ricontattarli per il rinvio ed inoltre noi come giustificheremo una scelta del genere davanti a tutti coloro che si sono impegnati mettendoci la propria faccia e la propria credibilità? Inoltre ritengo totalmente scorretto il fatto che i candidati stessi siano andati dalla direzione del partito e non dal comitato promotore nazionale dei giovani democratici, organismo preposto all'organizzazione delle primarie. Resta tanta amarezza e tanto sconforto, la delusione che ancora una volta i territori e i militanti debbano pagare gli errori e i capricci di una classe dirigente lontana e autoreferenziale.


Vero

10 ottobre 2008

PRIMARIE GDLECCO

Sabato 18 Ottobre 2008
5 PALCHI IN 5 PAESI CONTEMPORANEAMENTE:
PRIMARIE GIOVANI DEMOCRATICI
Lecco – Calolziocorte – Costamasnaga – Casatenovo - Osnago

LA POLITICA NON E’ TUTTA UGUALE!

Venerdì 17 e sabato 18 ottobre la politica si fa giovane per davvero!

In questi mesi tanti giovani che in Italia si sentono democratici e hanno voglia di dire la loro sulla politica si sono messi in rete e stanno dando vita a un ambizioso progetto: una grande organizzazione giovanile, capace di parlare di politica e di progetti direttamente con le idee e la voce dei più giovani.

Il 17 e il 18 ottobre il progetto diventa realtà con le primarie dei Giovani democratici: due giornate aperte a tutti gli under30 in cui decidere i temi principali della politica italiana e mettersi in gioco per portare avanti le proprie idee.

Tutti i giovani con meno di 30 anni e residenti in Italia possono unirsi al progetto, dire la loro sui problemi che vorrebbero vedere affrontati dalla politica e scegliere il segretario nazionale dell'organizzazione e i delegati nell'assemblea costituente nazionale e regionale.

Centinaia in Lombardia i giovani già coinvolti. L'obiettivo è confrontarsi sulla politica in Italia e elaborare idee serie e innovative.

Molte risposte e schemi che la politica ha utilizzato in passato hanno esaurito la loro efficacia. Ora sta a noi ragazzi di questo millennio provare a dare nuove risposte.

Le primarie del 17 e 18 ottobre sono lo start ufficiale di questo progetto, che da mesi tanti ragazzi e ragazze italiani coltivano: lì tutti i giovani con meno di 30 anni potranno mettersi in gioco direttamente come candidati o scegliere i temi e le persone che meglio li rappresentano a livello regionale e nazionale.

La provincia di Lecco esprimerà circa 6 eletti in sede di assemblea regionale e circa 8 eletti in sede di assemblea nazionale. Gli eletti (come da regolamento nazionale) saranno suddivisi in ugual numero tra uomini e donne.

Noi Giovani Democratici di Lecco abbiamo deciso di associare questo evento politico con un momento di divertimento e coinvolgimento per tutti i ragazzi della provincia. Cinque concerti si terranno contemporaneamente la sera di sabato 18 in cinque paesi del nostro territorio! Sui palchi si esibiranno band emergenti locali per dare la possibilità ai giovani di esprimersi e di sentirsi protagonisti. Lì si troveranno dunque i 5 seggi della nostra provincia dove potranno votare tutti i ragazzi dai 14 ai 29 anni, presentando un documento di identità, dalle ore 21 alle ore 24.

Scegli il coraggio, la partecipazione, il confronto! Passa alle primarie!

GDLECCO

PROGRAMMA:

OSNAGO – CIRCOLO ARCI LA LOCOMOTIVA –
PERICOLO D’INCENDIO + GIGI STURDA’

CASATENOVO – VILLA FACCHI –
SNORKETZ + DIG INSIDE + DOC BROWN
con caldarroste e vin brulè

COSTAMASNAGA – CENTRO SOCIALE BARYCENTRO –
NEODYMIUM + SHADOWS OF YOUR HOPE + LORDS OF SILENCE

CALOLZIOCORTE - CIRCOLO ARCI DI FOPPENICO –
NOWHERE NOW HERE + STEEL ANVIL + GUEST

LECCO - STAZIONE FS DOPOLAVORO –
GODOT JAZZ TRIO + FETTE DI FANGO + MELT INSIDE

Inizio concerti ore 21.00
Tutti i concerti sono al coperto e l’ingresso è gratuito
In tutti i locali si effettuerà servizio bar

Per informazioni:

www.gdlecco.it
info@gdlecco.it
su FACEBOOK – gruppo GDLECCO

6 ottobre 2008

DOMANDE IGNORANTI


Non sono un esperto del campo, quindi il mio intento non è tanto il lanciare una provocazione, quanto porre un dubbio, comprenderne la reale consistenza e sperare di avere una risposta.
Data l'attuale crisi finanziaria si vede una crescente volontà nei governi centrali di utilizzare i soldi pubblici per salvaguardare gli interessi dei creditori delle banche. Mi pare di ave capito che i Governi di Inghilterra, Francia, Belgio, Danimarca, Germania ... vogliano depositare fondi pubblici per dare liquidità alle banche. Pare anche che questo è quello che farà il Governo Italiano.
Ora, non sapendone granché ma sapendone qualcosa mi é venuto un dubbio.
So che il rapporto deficit/pil nostro è del 102 % mentre in generale quello degli altri paesi europei è di gran lunga più basso ( fra il 70 e l'80%), e so che le previsioni di crescita del PIL per il nostro paese sono dello -0,1% ( il segno davanti al numero è un meno). Quindi, se lo Stato dovesse comprare azioni o altro da banche private, questo non inciderebbe ancora sulla spesa pubblica gettando in fumo i soldi dei contribuenti per salvaguardare qualche rendita delle banche ?
O, meglio, se lo Stato deve intervenire per forza, ritenendo la cura migliore ( e non peggiore come sto pensando ) del male, se non possa farlo vincolando gli aiuti ad un codice etico che impegni le banche ed in particolare i loro dirigenti a comportamenti più sobri e trasparenti ?
Perché una delle cose che da fastidio delle crisi finanziarie è che i lavoratori semplici perdono il posto, i creditori non ricevono i crediti ma i dirigenti escono con le buone uscite miliardarie. Allora dico, se proprio lo Stato deve intervenire non solo come guardiano (ah, se lo facesse!) ma anche come attore - o direttore, secondo Tremonti - del mercato, non potrebbe indurire il pugno verso quelle classi dirigenti per garantire la solvibilità dei crediti e obbligare gli istituti di credito a norme etiche con incentivi, anziché dare i soldi dei cittadini tutti per garantire i pagamenti ?
Insomma non vorrei che il metodo NeoConserva (quella di pomodoro, all'Italiana) di socializzazione dei profitti-privatizzazione dei guadagni continuasse ad essere il privilegiato in Italia (dal corporativismo fascista ad oggi il metodo è quello), e che non fosse tanto per spirito pragmatico, quanto per un modello assodato che si punti a questo tipo di soluzione.
Attendo risposte, critiche, puntualizzazioni e smentite perché, mi ripeto, i miei sono 'dubbi ignoranti'

Andrea Longoni

1 ottobre 2008

ALITALIA


Oggi che la vicenda Alitalia si è avviata alla sua conclusione, qualche riflessione più precisa è possibile.
Nelle ultime settimane la cronaca della trattativa è stata ricca di ricostruzioni e analisi. Personalmente, non ho la pretesa di svolgere un'elaborazione mia della vicenda ma una sintesi di quelle che sono state le osservazioni più intelligenti lette sui quotidiani e su alcuni siti internet nell'ultimo periodo.
Chi maggiormente ha colpito, come sempre, la mia attenzione, è stato il sito di informazione indipendente lavoce.info, osservazioni acute, mai banali che tendevano ad andare oltre il dibattito – spesso sterile e scontato – che si sviluppava nei palazzi della politica.
L'attuale maggioranza di centrodestra ha costruito la propria vittoria elettorale nelle scorse elezioni di aprile anche sul tema dell'italianità di Alitalia. L'argomento in sé è legittimo, se non fosse che nella procedura – trasparente e legale – aperta dal Governo Prodi, parteciparono un paio di cordate italiane, che prontamente si ritirarono dalla gara appena furono resi noti i conti.

I conti. Qui sta il primo punto interrogativo. Tutti sanno che i debiti finanziari si aggirano intorno a 1,2 mld di €, ma nessuno conosce i debiti verso i fornitori. Secondo il quotidiano Europa, nel decreto di nomina del commissario Fantozzi, si fa riferimento ad una posizione debitoria totale di 2,8 mld di €, ecco quindi che – stornati l'1,2 di debiti finanziari e i 300 mln di prestito ponte capitalizzato si arriva ad una cifra (verso i fornitori) di 1,3 mld di €.
A questo si deve aggiungere l'impegno dello stato nella tutela dei piccoli risparmiatori e il costo degli ammortizzatori sociali. Il totale di quello che viene lasciato sulle spalle dei cittadini italiani è tra i 2,9 e i 3,6 mld €. Di questi tempi non sono briciole...

CAI. Tutti gli analisti del mercato aereo, oggi sostengono la indispensabilità dell'aggregazione tra compagnie aeree per resistere in un mercato travolto dall'avvento del low coast e martoriato dal caro petrolio. Anni fa, anticipando questo scenario, gli olandesi cedettero KLM (loro compagnia di bandiera) ad Air France, gli svizzeri – dopo il fallimento di Swiss air – ricostituirono la nuova società cedendola a Lufthansa e ultimi, in ordine di tempo, gli spagnoli hanno venduto la propria compagnia a British Airways. Oggi Alitalia si trova fuori da ogni alleanza internazionale e ha una quota di minoranza del proprio mercato nazionale (Air France detiene il 95% del mercato interno francese, Alitalia circa il 38%).
Uno dei motivi che avevano portato l'avversione di parte dell'attuale maggioranza al piano Air France, era la scelta di Fiumicino come hub, declassando così ad aeroporto normale Malpensa.

Malpensa. Sicuramente uno degli aspetti interessanti di tutta questa vicenda riguarda Malpensa. Il grande aeroporto del nord Italia, si ritrova ad essere sempre più l'aeroporto delle province di Varese, Como e dell'area nord ovest di Milano. Non piace a nessuno, perchè scomodo da raggiungere, perchè poco funzionale. La Lega Nord e il Presidente Formigoni hanno gridato allo scandalo perchè Air France aveva scelto Fiumicino come hub, ma oggi tacciono di fronte alla scelta di CAI di intraprendere una politica point to point. Quindi nessun hub. Tutto questo deriva dalle scelte sbagliate degli ultimi anni. Malpensa costruita e mai veramente collegata come meriterebbe un aeroporto che ambisce al ruolo di hub. Milano città è collegata in maniera pessima e a costi altissimi rispetto agli altri grandi aeroporti europei con le loro città di riferimento. Da Lecco raggiungere Malpensa è impresa d'altri tempi, eppure parliamo di circa 60/70 Km in linea d'aria. Se a questo aggiungiamo la concorrenza di Orio al Serio con un vastissimo ventaglio di offerta nel campo delle compagnie low cost a un centinaio di chilometri.
In conclusione. Emerge che fare impresa in Italia non richiede poi tutto questo coraggio, se i debiti li pagano altri, e tu ti porti a casa gratis la parte migliore di una azienda. Dietro l'operazione di Colaninno & soci si cela la volontà di fare un favore al premier ma senza avere la massa critica necessaria per reggere le sfide del mercato aereo. Allora è qui che si svela tutto il dibattito intorno al partner straniero. Di Lufthansa piuttosto che di Air France c'è bisogno subito, perchè la nuova compagnia è debole, i soci hanno pochi soldi e il futuro è più incerto che mai. La puzza di speculazione finanziaria si sente forte, d'altra parte il passato (di nome Telecom Italia) non gioca a favore del presidente di CAI, e avere dei dubbi è legittimo. Il Governo si è giocato un'altra promessa elettorale – come già successo con i rifiuti di Napoli – con un mega spot di facciata ma senza dare una soluzione vera e credibile al problema.

Michele