Per info sul voto: www.pdlecco.com.
28 marzo 2009
DOMENICA 29 DALLE ORE 19, LIVEBLOGGING SULLE PRIMARIE
Per info sul voto: www.pdlecco.com.
Il coraggio di lottare, la voglia di vincere

Sono nato a Lecco nel 1990. Da sempre interessato alla politica, mi sono avvicinato alla partecipazione attiva nell’aprile del 2008, in occasione delle elezioni che hanno visto la sconfitta del partito democratico. Nonostante il risultato elettorale, non mi sono mai lasciato vincere dalla delusione e ho continuato a dare il mio contributo alla vita del pd e dei giovani democratici. In occasione delle primarie dei giovani democratici sono stato eletto membro dell’assemblea regionale costituente e poi (durante il congresso provinciale dei gd) membro della direzione regionale.
La mia passione e il mio impegno per gli altri si sono espressi anche nell’ambito della rappresentanza studentesca, ricoprendo per due anni consecutivi la carica di presidente della Consulta provinciale degli studenti. Questo ruolo mi ha permesso di conoscere quel livello di rappresentanza territoriale, la provincia, spesso poco conosciuto ma significativo e denso di opportunità per la vita dei cittadini.
E’ in questo contesto che si inserisce la mia candidatura alle primarie del partito democratico per la scelta dei candidati a consigliere provinciale. La forza del pd sta nell’ottimo lavoro portato avanti da Virginio Brivio in questi anni, la sua debolezza nell’incapacità di veicolare all’esterno quanto realizzato. Se però saremo capaci di far conoscere a Lecco la caparbietà e l’impegno dimostrato nell’amministrare la provincia, allora la nostra debolezza si rivelerà la nostra speranza. Speranza di vincere e di poter guardare al nostro territorio con gli occhi di chi lo ama e lo vive, di chi ne ha cura e lavora per migliorarlo. Se vorrete affidarmi questo compito, io sono pronto.
Lorenzo Campioni
23 marzo 2009
ACQUA: UN BENE ESSENZIALE E...PUBBLICO

Cari ragazzi,
dato che dobbiamo portare il nostro contributo alla stesura del programma elettorale per le elezioni provinciali siamo anche noi chiamati a confrontarci sui temi politici più rilevanti per la nostra provincia (e non solo per essa), al di là delle questioni, pur importanti, che attengono alle politiche giovanili. Più precisamente in questi giorni è in corso una discussione animata e per certi versi sorprendente, che ha come oggetto la gestione dell’acqua nella provincia di Lecco e in Lombardia. Nell’affrontare questa questione dobbiamo partire da due domande: cosa ne pensiamo noi dell’acqua? Che idea abbiamo sul suo utilizzo?
Io penso che l’acqua sia un bene essenziale per la vita delle persone, un bene irrinunicabile e quindi comune all’umanità. L’acqua appartiene a tutti, fa parte della vita di ciascuno di noi, è motivo di sopravvivenza, di salute, di crescita dell’individuo e della comunità. La sua mancanza o il suo essere inquinata sono causa di degrado e disparità sociale tra le persone e tra popolazioni intere. Queste sono le ragioni che mi portano a pensare che l’acqua sia un bene comune per definizione che non può essere assoggettato a nessun’altra logica se non a quella della disponibilità e accessibilità per tutti. Essendo un bene universale, l’acqua non può essere gestita attraverso dei criteri che regolano lo scambio nel mercato privato. Per questo ritengo impensabile una sua privatizzazione e un suo affidamento a logiche di mercato e/o di profitto. Il soggetto privato, comè giusto/inevitabile che sia, agisce nell’interesse del guadagno e questo pone inevitabilmente delle questioni delicatissime quando si parla di beni essenziali come l’acqua.
Per queste ragioni, 144 sindaci in Lombardia hanno dato battaglia affinchè venisse modificata la Legge Regionale sui servizi idrici. Legge che regolamenta le modalità di affidamento del servizio idrico e quindi la sua gestione e distribuzione su tutto il territorio regionale/provinciale. Grazie alla mobilitazione di questi Sindaci e del Comitato per l’acqua pubblica si sono portati a casa dei risultati importantissimi sebbene qualche “verde” (o presunto tale) si ostini a negarlo.
Uno su tutti: si è eliminato l’obbligo, previsto inizialmente dalla legge regionale, di mettere a gara il servizio di erogazione dell’acqua. Non è obbligatorio affidarlo a un privato attraverso una gara pubblica. Per questo, come hanno già sottolineato i sindaci, ci sono i presupposti per realizzare una gestione pubblica dell’acqua affidandola direttamente e quindi senza gara, ad una società pubblica. Questa società sarebbe IDROLARIO il cui statuto andrebbe modificato. In questo modo, in provincia di Lecco, così come in tutta la Lombardia, si potrebbe mantenere la gestione dell’acqua tramite le aziende pubbliche locali, senza cadere nelle logiche della finanziarizzazione e degli intrecci societari tipiche dei soggeti privati. Per farlo occorre la volontà politica forte dei comuni della provincia di Lecco e del Presidente di quest’ultima, che sono chiamati ad esprimersi in un apposito organismo, l’Ambito Territoriale Ottimale provinciale (ATO).
E’ una questione che sta investendo tutte le provincie lombarde. In Provincia di Lecco, come in tutte le altre provincie della Lombardia si sta giocando una partita decisiva sulla gestione/erogazione dell’acqua. A Lodi e a Bergamo hanno già hanno optato per l’affidamento diretto dei servizi idrici ad una società pubblica (in house), senza ricorso alla gara. Inoltre il Consiglio provinciale di Milano nelle sorse settimane ha votato un Ordine del Giorno che chiede l’affidamento diretto ad un’unica società totalmente pubblica. Devo purtroppo constatare che a Lecco non tutti (in particolare nel PD) la pensano in questo modo. Anzi. Numerosi amministratori del PD pensano che andare a gara sia inevitabile o che sia la cosa migliore. E si illudono credendo che in questa gara la piccola idrolario lecchese possa competere con colossi come A2A o altre multinazionali. Colpisce e un po mi amareggia l’atteggiamento dei miei colleghi amministratori del PD e mi domando come mai non avvertano il bisogno di battersi affinchè l’acqua non diventi un prodotto commerciale ma resti un bene/diritto disponibile per tutti, compresi i loro concittadini. L’universalità dei beni essenziali fa o non fa parte del nostro modo di vedere le cose?
PD/GDLECCO/Assessore Comune di Calco
22 marzo 2009
Grazie Debora!
21 marzo 2009
Memoria e impegno per le vittime di tutte le mafie

"Lecco Antimafia" organizza per oggi Sabato 21 Marzo alle 15.00 il corteo da piazza Cermenati (Lecco) e dalle 21.00, proiezioni, interventi e musica dal vivo presso l’Officina della Musica. Tutti sono invitati a partecipare.
20 marzo 2009
FUTURO SI' INDIETRO NO

4 APRILE MANIFESTAZIONE A ROMA
Tutti i governi si mobilitano contro la crisi. Il governo italiano pensa ad altro! Un Governo che non decide è un Governo che vuole scaricare i costi della crisi su lavoratori e lavoratrici, su pensionati e pensionate, sui giovani.
Il 22 gennaio si è voluto escludere la CGIL e firmare un accordo separato. A quell'accordo separato la CGIL ha detto no. Per la CGIL quell'accordo separato va sottoposto al voto dei lavoratori e della lavoratrici. L'accordo separato: 1-non tutela i salari 2-non allarga la contrattazione 3-rompe il modello contrattuale unico 4-limita il diritto di sciopero Partecipa alle assemblee che la CGIL promuove per illustrare i contenuti dell' Accordo separato e per far conoscere le proprie proposte per affrontare la grave crisi che attraversa il Paese.
Partecipa il 4 Aprile alla grande Manifestazione Nazionale a Roma: per il lavoro, per la democrazia e a difesa della Costituzione. Per saperne di più visita il sito nazionale della CGIL. Prenota per il treno speciale da Lecco al num. tel. 0341 488222 |
18 marzo 2009
UN MONITO

Trascrivo qui sotto il link ad un articolo di Repubblica in cui si racconta il tragico caso di una prostituta nigeriana che, temendo la denuncia da parte dei sanitari, non si è fatta curare la tubercolosi che aveva contratto. Venerdì sera un cliente l’ha trovata agonizzante.
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/dl-sicurezza-3/storia-13mar/storia-13mar.html
Il caso fa riflettere sull’insensatezza di certe decisioni, la pericolosità che certe campagne hanno per la vita della collettività (che rischia seriamente di veder nascere focolai di malattie contagiose, specialmente in questo caso in cui la tubercolosi è polmonare) e per la vita dei singoli che, più esposti, più deboli, accettano di mettere a repentaglio la propria vita piuttosto che rischiare una denuncia. Ma queste sono cose che tutti sappiamo.
Il titolo si rivolge invece al monito che noi tutti, che ci interessiamo e ci occupiamo di politica, dovremmo fare a noi stessi. Quando, di fronte a situazioni drammatiche, assumiamo un atteggiamento forzatamente moderato, oppure un po’ snob, quando ragioniamo di persone come se stessimo parlando di capitali, forse dovremmo ricordarci che i nostri ragionamenti, le nostre azioni hanno delle conseguenze sulla vita reale. Se parlando degli sbarchi a Lampedusa accantoniamo lo sdegno e ci mettiamo a ragionare di quote di immigrati su cui trattare con la Libia, allora siamo snob. Quando si parla di ronde e, giusto per non fare i sinistroidi o per tentare di capire le profonde (?) ragioni del decreto, ci dichiariamo disposti a discuterne, facendo intendere che non siamo completamente contrari, allora siamo snob.
Io mi sono accorto di avere un atteggiamento snob quando si parlava della questione palestinese. Non perché ciò che dicevo sul conflitto in corso fosse sbagliato, ma perché lasciavo che ragionamenti di opportunità politica scavalcassero l’indignazione.
Credo che ogni scelta politica abbia in sé una sua dimensione tragica (passatemi il termine usato in senso tecnico), perché le scelte politiche riguardano persone. L’indignazione non può prevaricare la ragione. Ma guai se accadesse il viceversa. Non mi scandalizzo del fatto che Israele decida di sacrificare le vite di alcuni palestinesi se questo può evitare danni peggiori. Ma mi scandalizzo se parlando di queste decisioni perdo il contatto con la realtà e non capisco che sono scelte necessarie ma tragiche, se parlo di vite umane in pericolo come se fossero quisquilie.
Ciò detto vorrei anche sottolineare che tutto quello che ho detto è valido se le decisioni di cui si parla hanno a che fare con situazioni oggettivamente difficili, contraddittorie. Le decisioni del nostro governo (vedi possibilità di denuncia per i medici) sono perlopiù scelte insensate, con conseguenze inaccettabili, contro cui dobbiamo urlare tutta la nostra indignazione. La ragione in questi casi non serve, basta l’incazzatura.
Lorenzo
14 marzo 2009
SIAMO SOLO NOI
“Siamo solo noi quelli che ormai non credono più a niente, e vi fregano sempre (…) siamo solo noi generazione di sconvolti, che non han più santi né eroi”, canta Vasco in una delle sue canzoni più famose. Gli anni in cui è stata scritta quella canzone, erano gli anni in cui cadevano miti e dogmi che, fino a quel tempo, sembravano intoccabili.
Oggi che quei miti e quei dogmi non li ricorda più nessuno, ci troviamo di fronte ad un’altra situazione: milioni di giovani italiani – e i giovani lecchesi non fanno eccezione in questo – che vivono la propria quotidianità e i problemi che la costellano nel silenzio più assoluto.
Se partiamo dall’attualità più recente, pensiamo alla crisi. Decine di migliaia di ragazzi che, nel silenzio generale, hanno perso, perdono o perderanno il lavoro senza che nessuno si occupi di loro o, peggio ancora, senza che se ne parli. Contratti a termine che scadono e non vengono rinnovati, aziende che ridimensionano l’organico, stipendi da fame ridotti ulteriormente da settimane corte, ferie forzate o Cassa integrazione.
Oppure i problemi quotidiani, che esistono a prescindere dalla crisi: trasporti pubblici inefficienti, affitti inavvicinabili per studenti o lavoratori che non abbiano le spalle ben coperte da una famiglia con buone disponibilità economiche, mutui e prestiti non concessi da Istituti di credito pieni di soldi quanto rigidi con chi ha meno di trentacinque anni.
Problemi che nessuno affronta o vuole affrontare; in un Paese guidato da vecchi, nulla è più facile se non dimenticare le giovani generazioni. La televisione, che pure si rivolge a noi con programmi demenziali, affronta la questione giovanile solo quando qualche idiota allaga una scuola, dà fuoco ad un senza tetto o quando scoppia l’ennesima emergenza droga.
In una situazione come questa il nostro ruolo di giovani italiani, di giovani lecchesi, è quello di parlare di noi. Di chi siamo, di cosa vogliamo, di cosa pensiamo e di quali sono le nostre idee, i nostri progetti.
Come dice Vasco, siamo solo noi… che possiamo occuparci di noi.
Michele Bianco
9 marzo 2009
VEDO DOPPIO, SPENDO DOPPIO

Chi paga per questi cartelli nuovi? Ma soprattutto (perché la vera domanda è questa) chi ci guadagna?
Concludo dicendo che al posto dei cartelli di segnalazione dei passaggi pedonali, pure utili, forse si poteva fare un bel rifacimento della segnaletica orizzontale (leggi: strisce di attrversamento ormai evanescenti).
Lorenzo
3 marzo 2009
ANDIAMO AVANTI

Con l’Assemblea di sabato mattina, si è conclusa la fase costituente dei Giovani Democratici di Lecco.
Sono stati 18 mesi intensi quelli passati a costruire il movimento giovanile del Partito Democratico. Abbiamo in pochissimo tempo aperto il nostro blog, organizzato una campagna elettorale complessa, preparato e gestito lo spazio giovani della prima Festa democratica e organizzato le primarie dei Giovani Democratici.
Ora ci aspettano nuove sfide: le elezioni provinciali e amministrative, il radicamento territoriale dei Giovani Democratici, l’ampliamento del gruppo e far crescere il livello - qualitativo e quantitativo - di discussione politica, anche con appuntamenti di formazione interna.
Gli obiettivi sono ambiziosi e il periodo non è dei migliori per lanciare progetti politici importanti. Ma la ripresa, la riscossa, del PD deve ripartire da noi; da noi che crediamo nel PD privo di correnti, da noi che vogliamo un partito e una politica che premi il merito e non le amicizie, da noi che non ci sentiamo rappresentati da una politica che rappresenta sempre più se stessa e non gli interessi dei cittadini.
Noi abbiamo idee, progetti, competenze, coraggio e conosciamo le realtà in cui vivono i nostri coetanei europei. Loro hanno molte opportunità in più, hanno servizi che noi ci sogniamo, scuole e università di altissimo livello e prospettive lavorative che premiano i giovani e la loro intraprendenza invece di tarpargli le ali o metterli sulla graticola per anni con contratti a tempo determinato.
Da Lecco proveremo a lanciare, nel nostro piccolo, la nostra sfida di innovazione. Per farcela abbiamo bisogno di tutti i ragazzi e le ragazze che condividono questi obiettivi. Uniamo le forze e lavoriamo insieme per realizzare i nostri progetti.
Michele Bianco
Segretario provinciale GD Lecco
2 marzo 2009
Rondando per la città

Rivolgo un appello a quanti frequentano questo blog e studiano diritto, o comunque se ne interessano, e chiedo spiegazioni sulla questione delle ronde. Le ronde in sé sono illegali? Chi mi impedisce di girare con cinque miei conoscenti e di segnalare un reato o un presunto reato a cui sto assistendo? O le ronde sono altro? Se le cose stanno come credo nulla vieta che dei cittadini si muovano per la città a gruppetti e facciano una telefonata al 113, di fronte a un possibile reato. Quindi, la legittimità recentemente data a questo “istituto difensivo”, a cosa serve?
E inoltre, quando si parla di volontari per la sicurezza, significa volontari pagati?
Il decreto sicurezza, legittimando le ronde, affida loro compiti in più rispetto a quello che potrebbe fare il gruppetto di cittadini sopracitato (ad esempio fermare persone, far loro domande)?
Per il momento mi astengo dai commenti su questa decisione del governo, ammetto la mia ignoranza e attendo risposte.
Lorenzo