27 gennaio 2009
IO RICORDO
26 gennaio 2009
LA TERRA DEI CACHI

Dopo le ultime uscite del Nostro presidente del consiglio, una domanda torna prepotentemente: è il caso di polemizzare difronte a simili affermazioni oppure no?
Quando il personaggio politico che rappresenta la destra italiana racconta barzellette sui temi dell'olocausto, si rassegna all'inevitabilità di certi episodi (contraddicendo tutto ciò che aveva detto in campagna elettorale) e dulcis in fundo associa il concetto di bellezza femminile con la pulsione maniacale di uomini che faccio fatica a definire tali: bhè allora il nostro partito deve decidere come porsi.
Si può polemizzare, sottonolineando l'indecorosità di certi comportamenti oppure constatare sconsolati il livello veramente molto basso del nostro presidente del consiglio.
Non è semplice rispondere a certe cose in maniera franca ed equilibrata, senza scadere nello stereotipo dei soliti comunisti capaci solo di accanirsi su un uomo che sostanzialmente (secondo lui) non riusciamo a capire.
Mi domando però come si faccia a concepire il concetto che per evitare gli stupri "ci vorrebbe un soldato per ogni bella ragazza", ma mi rendo conto che (non voglio fare lo snob) viviamo in un paese dove la classifica de " I più letti " del Corriere della Sera Web, è guidata dalla pagina/profilo della maggiorta del Grande Fratello.
Alessandro A.
18 gennaio 2009
Dall'organizzazione all'azione politica

ODG presentato da Lecco e approvato all'Assemblea Regionale dei Giovani Democratici
Il Partito Democratico è nato ormai più di un anno fa con l’intenzione di diventare il principale partito riformista italiano e una credibile alternativa alle forze politiche attualmente maggioranza nel Paese. La gestazione del Partito Democratico ha richiesto comprensibilmente un lavoro lungo e complesso, sia al livello della definizione dei valori comuni ai due partiti che si sono uniti per dar vita a questo progetto, sia dal punto di vista organizzativo.
Non si può fare a meno di constatare, però, che questo processo si stia prolungando decisamente oltre ogni limite ragionevole per i cittadini e i potenziali elettori del PD. Dalla nascita del nuovo governo di centrodestra ad oggi l’opposizione è stata latente, discontinua e poco incisiva, soprattutto a causa delle divisione interne al Partito Democratico e ad una interminabile sequenza di piccoli litigi e incomprensioni fra correnti ed esponenti politici.
Più volte abbiamo sperato di essere vicini alla conclusione di questa fase transitoria e di assistere finalmente ad un’opposizione attiva, unita e determinata. Purtroppo le nostre aspettative sono andate più volte deluse e i sondaggi delle ultime settimane registrano una crescente disaffezione da parte dell’elettorato stesso del PD che, se si votasse oggi, si attesterebbe attorno al 25% con una pesante perdita di voti rispetto alle elezioni politiche dell’aprile scorso a tutto vantaggio di altri partiti d’opposizione più incisivi.
L’amarezza per questa situazione cresce ancora di più oggi che il centrodestra mostra evidenti crepe: sarebbe il momento di mostrarsi compatti nel metterle in evidenza di fronte agli elettori e nel proporre loro un’alternativa valida. Assistiamo invece a dichiarazioni intermittenti e non coordinate da parte dei principali esponenti a livello nazionale, che spesso sembrano più interessati a contraddirsi l’un l’altro che ad enunciare in modo univoco e forte la posizione del Partito. E’ gioco facile allora, per i mezzi di comunicazione, dare all’opinione pubblica un’immagine estremamente frammentaria e sfilacciata del PD, che ne affossa la credibilità.
I Giovani Democratici hanno pazientato e continuano a farlo, ma è evidente il rischio che l’entusiasmo e la carica iniziali diminuiscano con il perdurare di questo stato di cose. Non è più rimandabile un chiarimento definitivo sulla leadership e sulle linee guida del partito.
Abbiamo la netta impressione che le questioni organizzative, pur di grande importanza, occupino un tempo eccessivo e tolgano spazio all’ancora più importante compito di comunicare con i cittadini, di fare politica attiva sul territorio, di informare gli elettori sui limiti e sulle contraddizioni dell’operato del governo, con l’obiettivo di superare un terzo delle preferenze e, sul medio-lungo periodo, di diventare primo partito in Italia.
14 gennaio 2009
GAZA
Ecco di seguito la puntata di Caterpillar con il collegamento telefonico con Vik Arrigoni:
Il pacifista Vik Arrigoni target delle bombe?
di RACHELE GONNELLI
«Restate umani», caparbiamente finisce così ogni messaggio, ogni post, ogni reportage di Vittorio Arrigoni, il pacifista italiano del Free Gaza Mouvement che ha scelto di rimanere nella città sotto le bombe israeliane, unico italiano, come testimone di quanto accade. È tornato là dopo una breve carcerazione e un foglio di via delle autorità israeliane – ed è lì, dalla prigione israeliana che lo abbiamo sentito la prima volta come Unità online -perchè scortava le barche da pesca dei palestinesi di Gaza. È tornato - ce lo aveva preannunciato - a bordo dell’ultimo viaggio della nave Dignity (nella foto) che è riuscito a concludersi nel porto ora bombardato di Gaza proprio pochi giorni prima dell’inizio dell’avvio di “Piombo fuso”, l’operazione offensiva israeliana. Ed è finora riuscito a rimanere vivo, oltre che umano, cercando di portare il suo aiuto al personale medico degli ospedali e di raccontare gli orrori della popolazione civile. È da lui che abbiamo avuto i primi riscontri dell’uso di bombe al fosforo bianco durante l’attacco di Gaza City.
La destra filo-israeliana americana non ha gradito –la sua presenza a Gaza e forse anche quel suo slogan, chissà – e lo ha indicato come target, anzi proprio come bersaglio «numero uno», a Tshal, cioè all’esercito di Tel Aviv. Nel sito inaugurato ad hoc per contrastare la crescente popolarità del dell'ISM (International Solidarity Movement), e che infatti si chiama http://stoptheism.com/ si indica Vittorio Arrigoni come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane con tanto di foto per identificarlo e di dati segnaletici, come un tatuaggio che Vik ha sulla spalla. Sul sito legato a Lee Kaplan si spera in questo modo di «liberarcene per sempre». Seguono attacchi al governo italiano per la vecchia questione della fuga di Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e si esprime il dubbio che in questo caso – cioè di fronte a questo «anarchico recidivo sostenitore di Hamas» - il governo italiano intervenga a suo favore, dovendo far dimenticare ancora il caso Abbas. Auspicio finale e insistito che Arrigoni «resti un obbiettivo da rimuovere permanentemente».
Adesso, se alla Farnesina e in Vaticano, si vuole restare umani, c’è da aspettarsi che qualcuno intervenga in sua difesa.
L'Unità, 13 gennaio 2009
8 gennaio 2009
VIOLENZA GENERA VIOLENZA

7 gennaio 2009
E' il rimorso di non poter far nulla. Una lacrima e un pò di vergogna

Israele attacca e il nostro governo è indifferente e provo una grande vergogna.
Intendiamoci, io non sto con quei bastardi che gettano missili Quassam sui civili israeliani, sono solo per la Pace.
Ritengo che Israele abbia commesso un gravissimo errore strategico e politico, quello che otterrà sarà un aumento dell’odio in Palestina e anche quando le bombe israeliane si saranno fermate, non ci saranno vincitori : solo vittime palestinesi e nuovi uomini e nuove donne pronte al martirio, spinte dalla vendetta, spinte dal bisogno di fare qualcosa per quel figlio morto bruciato dal fosforo bianco, reso monco dalle bombe, accecato dai proiettili, per quel padre, quella madre, quel fratello o quella sorella. Spinti da una nuova solitudine che chiama il sangue per lavarsi del sangue dei propri cari.
Come poter non comprendere questo motore che ormai è rimasto sola premessa ad ogni omicidio ?
Chi si ricorda da dove tutto questo è cominciao ? nessuno, nemmeno i libri di storia.
Spendiamo tanto tempo a riempirci la bocca di parole svuotate : Pace, Amore, Dio, Pietà, Libertà; eppure non siamo mai capaci di resistere quando il male ci chiama, siamo sempre prontia pronarci al suo appello in nome di una nostra supposta superiorità. Siamo noi quelli dalla parte della Ragione, anche se è facile regredire ad animali quando non si accetta la sfida della morte di Dio.
Dal libro dei Proverbi (6 vv 16-21) :
sei cose il Signore detesta,
e non può assolutamente sopportare :
uno sguardo superbo,
una lingua bugiarda,
mani che uccidono gli innocenti,
una mente che fa progetti malvagi,
testimoni che dicono il falso,
anzi, una settima egli odia ancora di più : chi
provoca liti tra i fratelli.
Questi versi sono comuni all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam e che siano in molti quelli che li leggono, li ascoltano, li ripetono nulla cambia, perché in pochi sono disposti ad assumerne il valore.
Dante dava agli Ignavi il posto più schifoso dell’aldilà, un posto che persino satana di era rifiutato di comandare. Il nostro governo sta prendendo la via del non assumere posizioni. Dicendo che Israele ha il diritto di difendersi infatti può non assumersi la responsabilità umana e politica di provare a risolvere questo conflitto, lasciando Israele e la Palestina isolati. Questo è molto più semplice che non fare ciò che fecero D’Alema e Prodi nella misione in Libano.
Eravamo fra i pochi stati in cui la frase : “due popoi, due stati” veniva pronunciata da entrambi i capi del parlamento. Muore così uno dei pochi punti di contatto fra destra e snistra, o almeno così è da parte del governo.
Sono un realista e non mi sento di dire che la guerra è sempre ingiusta, anche se ci sono sempre dei morti. Mi sento però di dire che esistono diversi tipi di guerre e che questa è una di quelle Inutili, dannose e pericolose per i fini che andrà, col tempo, a proporsi. Non conoscendo i nomi e i cognomi del nemico,l’unico fine che ci si può porre è l’annientamento. Triste scelta per un popolo la cui sorte sarebbe potuta essere la stessa non meno di sessant’anni fa. L’alternativa a questo è semplicemente il nulla, l’abbandonare le cose così come sono; il che genererebbe comunque una reazione violenta da parte dei Palestinesi.
Dobbiamo ringraziare solo che non c’è una volontà politica da parte delle nazioni medio-orientali di intervenire, altrimenti quello che sta acadendo a Gaza potrebbe divenire una guerra mondiale con epicentro in medio-oriente, ma che ci trascinerebbe tutti in un vortice di interessi, Europa (e n è dett oche resti unita ), Cina, Russia e USa compresi; ognuno per la difesa dei propri interessi e spinti dalle loro lobby.
Noi non possiamo fare molto, se non scendere in piazza, contribuire racogliendo fondi, informandoci e sensibilizzando su quanto sta accadendo.
A tal fine vi dò due link www.islamic-relif.it , http://www.infopal.it/index.php .
Speriamo che anche questi giorni finiscano e che questo anno possa cominciare con la fine di questa guerra e , speranza forse folle, che si arriverà un giorno ad avere due Stati per i due popoli ed un unica e pacifica convivenza.